Una Storia di sangue

giu 16
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Stephen S. Mills è un poeta che conosco bene, Stephen è un poeta che ho tradotto in altre occasioni.. e, mai come ora, mi sembra necessario tradurre e pubblicare anche questo suo testo, tratto dal suo primo libro di poesia “He do the gay man in different voices” (Sibling Rivalry Press – 2012), vincitore del Lambda Literary Award nello stesso anno.

 

UNA STORIA DI SANGUE

 

Un altro ragazzo gay picchiato a Miami questa settimana, quasi

massacrato mentre rientrava da un locale. Il pugno dell’uomo

ha colpito il suo volto pieno di brillantini, facendolo roteare come la mia faccia

Orlando.. o della sorpresa di non essere sorpresi.

giu 13
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È da ieri che posto aggiornamenti ed articoli e servizi su quanto accaduto ad Orlando, senza aggiungere nulla. Senza aggiungere commenti, o espressioni del mio stato d’animo o delle mie emozioni.. e mi sono chiesto perché? me lo sono chiesto a lungo poiché in milioni di occasioni, anche più triviali, sono sempre pronto ad aggiungere una mia riflessione, un mio insulto.. anche solo una battuta idiota (quelle che mi vengono meglio), ma non questa volta. Questa volta non ho un baratro nel cuore, un salto nel nulla.. no, nulla di tutto questo: solo buio e l’incapacità di vedere o sentire cosa ho dentro.

Ho pensato che potesse essere perché questa carneficina la sento più vicina poiché colpisce la comunità LGBT.. ma non è così, e per fortuna! ed allo stesso tempo ammetto che lo shock e la rabbia per quanto accaduto a Parigi (prima e seconda volta) furono molto più intensi. E allora perché mi sento così? perché la rabbia ed il dolore non mi sembrano gli stessi? e finalmente ho trovato la risposta: NON SONO AFFATTO SORPRESO.

Il Taglio Nel Legno

apr 28
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È con grande piacere che vi presento il secondo assaggio (il primo furono alcuni testi usciti sulla rivista americana di poesia ASSARACUS di Sibling Rivalry Press) dalla mia prossima silloge poetica “Intagli ripidi (nel corpo che abitiamo in punta)” in uscita con Giulio Perrone Editore il prossimo settembre.

Inizialmente immaginati come una serie di intermezzi tra una sezione e l’altra, questo gruppo di testi ha rapidamente acquisito un’identità propria, tale da farmi decidere di raggrupparli in una sezione apposita dal titolo “Il Taglio Nel Legno”.

Ringrazio di cuore Roberto Maggiani e La Recherche per l’ospitalità.

Cliccate qui per leggere i testi..

..e noi comunque ci sposeremo!

set 6
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E noi, comunque, ci sposeremo!

Perché sarà questa la sostanza, mica la “Formazione Socialmente Utile” della “Unione Civile” o che.. Perché la gente poi, cosa credete che dirà? diranno così: “Sa, i miei vicini di casa si sono.. ma sì no.. come si dice.. hanno fatto quella cosa Civile.. si insomma si sono uniti in una Formazione Socio Speci.. no aspetti, una cosa di Denominazione di Origine Controllata cioè.. una specie di Indicazione Geografica Tipica no però.. aspetta.. si insomma eccheccazzo, SI SONO SPOSATI!”.

Per guardare la storia negli occhi

apr 22
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A volte pensiamo di conoscere la storia. A volte pensiamo anche di conoscere la poesia. E forse, intersecando questi due piani, pensiamo di poter arrivare a pensare di conoscere anche come giri il mondo e finiamo quindi a guardare tutto ciò che ci circonda come noiosa copia della realtà. Poi però capita, nell’arco di 24 ore, di trovarsi in una situazione che reputiamo “già conosciuta” (l’ennesima manifestazione razzista delle Sentinelle in Piedi) e di vederla con occhi diversi, proprio grazie ad alcune parole ascoltate la sera prima da uno dei più importanti poeti italiani contemporanei che è anche un intellettuale di quelli come, passatemi il luogo comune, non ne fanno proprio più!

Terre à Ciel (France) – Aprile 2015

apr 15
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Anche la rivista francese “Terre à Ciel” mi ha fatto l’onore di ospitare alcune mie poesie tratte da “La Raccolta del Sale” (Giulio Perrone Editore) e tradotte dalla bravissima Silvia Guzzi.

Visualizza qui l’articolo.

Note de lecture sur La Raccolta del Sale, par Guido Selvatici, parue en italien dans la revue italienne « La Piè » (mars 2014) – note de lecture inédite en français, traduite par Silvia Guzzi*

Soudaine, émotive, presqu’en lien magique avec toute analyse de lecture, la poésie d’Alessandro Brusa effleure, sans la moindre hésitation, l’éternel traumatisme, le théorème fatal de la calligraphie poétique.

L’écriture est un mouvement physique, tenace, infidèle. Un rituel qui annule les absences, en les métamorphosant. Elle semble les négliger pour mieux les posséder ensuite dans un geste d’équilibre féroce, presqu’incurable. Des signes résolus qui filtrent le corps à mains nues (« … mes pensées jouent souvent faux / et les chambres de mon temps / je les ai grand ouvertes en hurlant des mots déplaisants… »). Il n’y a plus qu’à lire, à entrer dans les mots, à essayer de comprendre. Et enfin, dans un contraste qui vole le temps, à écouter. Cette voix qui se laisse écouter, sans fragilité ni compromis, est une voix autre. Une poésie autre. Loin des mots soignés mais sans nerf, loin des écritures faussées par de tristes imitations. Entendons-nous, chaque artiste est par nature une éponge qui absorbe – inévitable dette – l’art qui le précède. Les correspondances syntaxiques et du corpus avec les auteurs du passé est un gage sain et dû qui enrichit toute identité d’une langue renouvelée, qu’elle soit composition musicale, peinture ou écriture. En cela, Alessandro Brusa, si j’en crois ses propres confidences, ne fait pas exception à la règle.

Avec courage et habileté, il brave la structure de ses multiples chambres, il amarre les interphrases, à la respiration plus courte en apparence seulement, qui reflètent l’agencement lyrique de l’un de ses poètes de référence, le Percy Bysshe Shelley de Field Place. Mais l’influence de ce dernier, malgré ce clin d’œil volontaire, ne va pas plus loin car la poésie d’Alessandro Brusa ne chemine pas le long des mêmes thèmes, elle gravite autour d’un monde très différent qui l’habite avec force et le hante de questions pressantes. Dans cette sorte de dépaysement qui rarement l’abandonne, son parcours poétique sait être à l’unisson doux et féroce. Il a le courage de se salir les mains, de pétrir les mots comme on pétrit la terre, pour mieux les accueillir et respirer jusqu’à se noyer dans les blessures du temps qui n’appartiennent qu’à lui seul, railleur, profond et sensible aux controverses des moindres abandons. Son écriture est « autrement » forte et tourmentée, parfois volontairement impudente (parce que je ne sais pas la dire cette vie / ajoutée que je te lance à la figure). Brutal envers lui-même, il ne l’est jamais envers celui qui sait accueillir cette poésie ferme et haletante à la fois. Celui qui sait le lire alors même qu’il lacère son monde dans une morsure impénétrable et pourtant consciente. Il arrive enfin, dans les moments les plus sombres, que la parole se plaque et trouve soudain la paix.